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Maternità surrogata

Maternità surrogata (“utero in affitto”)

Che cosa è
Ci sono molte donne che per motivi di salute non possono portare avanti una gravidanza. In questo caso esiste la possibilità di «prendere in prestito» l’utero di un’altra donna (detta portatrice o gestante), la quale accetta, per motivi puramente altruistici e senza scopo di lucro, di portare avanti la gestazione e di partorire il figlio creato con la fecondazione dell’ovocita della coppia.
Il termine scientifico di «maternità surrogata» oppure «utero in prestito» si riferisce al caso in cui l’ovocita di una donna, fecondato, venga trasferito nell’utero di un’altra donna (madre surrogata), estranea all’ovocita stesso. Quest’ultimo può provenire da:

  • materiale genetico della coppia che desidera avere un figlio
  • da sperma del partner maschile (marito o compagno) della donna che desidera avere un figlio e da ovocita di altra donna
  • da ovocita della donna che desidera avere un figlio e da sperma di donatore
  • da materiale genetico di persone terze

In ogni caso la madre surrogata non può portare in gestazione un suo ovocita fecondato. Dal punto di vista genetico, quindi, il bambino non appartiene alla madre «surrogata», ossia alla donna che lo partorisce e non ha alcuna relazione con i suoi geni.
La procedura della «maternità surrogata» è una pratica che si basa esclusivamente su motivazioni altruistiche e senza scopo di lucro.

Casi in cui si applica
Si preferisce la maternità surrogata quando le coppie dispongono di spermatozoi e ovociti normali, ma l’utero della donna non è idoneo ad una gravidanza o presenta anomalie che precludono questa possibilità, per motivi di salute. La si sceglie anche quando la donna soffre di altre patologie, come insufficienza renale, malattie cardiovascolari, disfunzioni ormonali, o ha assunto per molto tempo rilevanti dosi di medicinali o corre grave rischio di aborto spontaneo a causa di precedenti tentativi falliti.

La futura madre surrogata deve essere sottoposta ad esami medici e ad una approfondita valutazione psicologica. Ma viene esaminata anche la salute (mentale e fisica) della coppia che vuole avere il figlio.
L’ovulo della donna che desidera avere un figlio viene fecondato in laboratorio con lo sperma del suo partner ed in seguito «trasferito» nell’utero della madre surrogata. Possiamo così dire che esiste la madre «biologica o genetica», ossia quella che ha dato l’ovocita poi fecondato con lo sperma del partner, e la «madre surrogata», ossia quella che porta avanti la gravidanza e partorisce il bambino della prima donna.
Di solito la madre surrogata è parente o amica della coppia. L’accordo sulla gestazione viene fatto senza alcun corrispettivo. Non costituisce corrispettivo: a) il pagamento delle spese necessarie per ottenere la gravidanza, delle spese del parto e del puerperio, b) ogni risarcimento per danni diretti subìti dalla gestante a seguito dell’assenza dal lavoro, come anche la retribuzione per lavoro dipendente a cui essa ha dovuto rinunciare a causa della gravidanza, del parto e del puerperio.

Percentuale di successo
La maternità surrogata è consentita alle condizioni previste dagli articoli 1458 del Codice Civile e ottavo della L.3089/2002 ed è stata introdotta in Grecia nel 2005, anno in cui venne applicata la relativa normativa del Ministero della Sanità. LA LEGGE N. 3305 (Gazz. Uff. Greca  Α΄17 27.1.2005) concernente l’Applicazione della Riproduzione Medicalmente Assistita prevede le modalità di applicazione di questo metodo per quel che riguarda l’ambito in cui avvengono questi interventi, le tecniche usate, i requisiti dei centri medici e delle cliniche, ecc.

La maternità assistita deve essere autorizzata da apposita sentenza di tribunale emessa prima del trasferimento, su richiesta della donna che desidera avere il figlio. Presupposto indispensabile per il rilascio dell’autorizzazione è che la donna che desidera il figlio non possa portare avanti una gravidanza; tuttavia essa deve trovarsi in età fisiologica di riproduzione, mentre la donna che si assume l’impegno di far nascere il bambino deve presentare un quadro clinico che la renda capace di portare avanti la gestazione. Le parti - ossia le persone che desiderano il figlio e la donna che lo partorirà, come anche il marito di quest’ultima, se ella è sposata - devono presentare al tribunale l’accordo stipulato per iscritto, che non deve prevedere un compenso; in esso le parti debbono non solo esprimere parere concorde circa la realizzazione di quanto stabilito, ma anche dichiarare che gli ovociti fecondati che verranno impiantati nell’utero della madre surrogata non appartengono a quest’ultima. Infine, la donna che desidera il bambino (e che presenta la richiesta di autorizzazione) e la madre surrogata debbono essere domiciliate in Grecia.

La maternità surrogata è una forma di fecondazione in vitro che ha una percentuale di successo oscillante attorno al 30, 60, 70%, a seconda della situazione e dei problemi che presentano i singoli casi.

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